Francesco Giuliani, responsabile Gruppo Fisco di Azione, commenta e fa proposte per ridurre l’impatto fiscale dei dazi USA.
Guarda il video dell’intervento di Francesco Giuliani
Di seguito la trascrizione dell’intervento di Francesco Giuliani:
Estero Chiama Azione – Speciale Economia
Grazie, Nicola. Preciso subito che, in questo momento, non rappresentiamo la posizione ufficiale del partito su questi temi, perché non c’è ancora stato un confronto interno. È la prima volta che discutiamo pubblicamente di queste questioni, per cui ciò che dirò oggi – parlo per me – è frutto di riflessioni personali che saranno oggetto di discussione interna e potranno poi contribuire alla definizione della posizione ufficiale di Azione.
Ho chiesto a Elisabetta di affiancarmi oggi perché è stata la coordinatrice dei gruppi di lavoro Fisco di Azione. In tutto, avevamo 10 gruppi all’interno del tavolo Fisco, con circa 100 iscritti che hanno contribuito alla redazione del nostro programma fiscale, che – apro una parentesi – sarà pubblicato online la prossima settimana e presentato in un video su YouTube, insieme a me e a Carlo.
Detto questo, la questione dei dazi mi ha fatto tornare un po’ indietro nel tempo, anche con un certo sorriso. Siamo passati dall’essere un Paese di “commissari tecnici” a un Paese di virologi durante il Covid, e oggi sembriamo tutti economisti: chiunque dice la sua su dazi, IVA all’importazione… insomma, una situazione piuttosto confusa ma anche divertente, per certi versi.
Abbiamo avuto anche un confronto interno, e alcune delle cose ascoltate sono state, diciamo così, molto creative. C’è quindi bisogno di mettere un po’ di ordine in una situazione turbolenta che ci impone di trovare risposte adeguate.
Il Professore ha tracciato un quadro perfetto della situazione economica. Ora tocca a noi cercare delle risposte. Sono perfettamente d’accordo sul fatto che non possiamo limitarci a una reazione d’impulso, che sarebbe controproducente, perfino autolesionista – direi tafazziana – quanto lo sono i dazi minacciati da Trump, che poi, tra l’altro, ha fatto marcia indietro su tutto tranne che con la Cina.
Nel 2024 l’Italia ha esportato negli Stati Uniti merci per circa 64 miliardi di euro. È chiaro che l’introduzione di dazi rende questi prodotti meno competitivi.
Le prime implicazioni fiscali riguardano il gettito IRES e IRAP: si stima che la diminuzione dell’IRES possa aggirarsi tra i 400 e i 600 milioni di euro.
Gli effetti sull’IVA sono un po’ più complessi. In teoria, potrebbe esserci un aumento del gettito IVA interno se i beni non esportati venissero reindirizzati sul mercato nazionale. Tuttavia, la pressione sui prezzi interni potrebbe ridurre i margini e quindi il valore aggiunto imponibile. Quindi si tratterebbe di un effetto ambiguo, da valutare con attenzione.
C’è poi l’effetto sull’IVA all’importazione: ricordiamo che i dazi entrano nella base imponibile dell’IVA all’importazione. Se l’UE dovesse applicare controdazi in risposta a quelli americani, si creerebbe un effetto moltiplicatore, con IVA calcolata su un valore comprensivo del dazio. Questo avrebbe un impatto diretto sulla *liquidità* delle imprese, che si troverebbero a dover anticipare imposte più alte al momento dell’importazione.
Sul fronte europeo, eventuali contromisure doganali genererebbero un aumento delle entrate doganali per il bilancio dell’Unione. Ma aumenterebbero anche i prezzi dei prodotti americani, con un possibile effetto inflazionistico e, come detto, un ampliamento della base IVA.
Un altro effetto collaterale sarebbe l’aumento dei costi di compliance per le imprese, con un impatto negativo sull’efficienza del sistema fiscale. Semplificare le procedure è quindi fondamentale.
Passando alle possibili risposte italiane, ovviamente da discutere in ambito europeo, propongo alcune linee guida – che, ribadisco, non sono ancora la posizione ufficiale di Azione:
- Introduzione di *crediti d’imposta automatici* per le imprese penalizzate dai dazi. Ad esempio, un *credito temporaneo del 30%* sui costi sostenuti per l’apertura di nuovi mercati di esportazione.
- Ammortizzatori fiscali settoriali*, come una maggiorazione della deduzione per spese in R&S finalizzate all’innovazione di prodotto, soprattutto nei settori più colpiti.
- Semplificazione doganale*: migliorare l’accesso alle informazioni doganali tramite sportelli digitali unici, strumenti di pre-clearance e agevolazioni per le PMI.
- Rafforzamento dei regimi doganali sospensivi* (come il perfezionamento attivo/passivo, i depositi doganali, le zone franche), per posticipare e mitigare gli effetti fiscali.
- Credito d’imposta compensativo* parametrato all’aumento dei costi causati dai dazi.
- Credito d’imposta per la digitalizzazione delle PMI*, per migliorarne l’efficienza operativa.
Un’ulteriore proposta che trovo particolarmente interessante è la creazione di un *fondo di compensazione per il settore agroalimentare, colpito dai rincari tariffari e penalizzato dal fenomeno dell’Italian sounding* (prodotti come il “Parmesan” americano, che nulla hanno a che fare con il nostro Parmigiano Reggiano, ma confondono i consumatori).
Ricordo che l’8 aprile c’è stato un incontro tra Governo e associazioni imprenditoriali, durante il quale il presidente di Confcooperative ha avanzato due proposte:
1. Sgravi fiscali sul costo del lavoro
2. Rinvio dell’entrata in vigore della Sugar Tax*, oggi prevista per il 1° luglio 2025.
In ambito UE, l’Italia dovrebbe spingere per una *maggiore flessibilità di bilancio*, necessaria a introdurre misure nazionali di sostegno. Sappiamo quanto sia difficile, vista l’eterogeneità delle posizioni e la presenza di veri e propri micro-paradisi fiscali. Senza contare il meccanismo dell’unanimità, che rende quasi impossibile qualsiasi riforma fiscale condivisa.
Concludo con alcune proposte operative che, seppur preliminari, potrebbero essere una base per l’elaborazione del piano fiscale di Azione:
- Istituzione di un tavolo permanente di osservazione*, anche per prendere decisioni tempestive.
- Pacchetto “residenza commerciale”*, cioè un insieme di misure fiscali mirate, finanziato almeno in parte con le entrate derivanti dai controdazi europei.
- Creazione di un tavolo tecnico* tra Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Dogane e associazioni di categoria, per ridurre la complessità e i costi di compliance.
- Fondo europeo di compensazione fiscale*, destinato ai settori colpiti dalle misure protezionistiche estere.
La politica dei dazi, come ricordava il Professor Altomonte, ha evidenziato la *fragilità del sistema commerciale globale. La risposta non può essere solo reattiva: serve una strategia fiscale integrata a livello europeo. E io credo che Azione possa giocare un ruolo importante proponendo un piano concreto, moderno e coerente con la nostra visione politica.
Lascio ora la parola a Elisabetta, che approfondirà un tema molto importante, emerso anche nel convegno che abbiamo organizzato alla Camera dei Deputati la settimana scorsa, in occasione della presentazione del libro Tax & Digital, che ho curato insieme a lei e ad altri colleghi.
Durante quel convegno – a cui hanno partecipato il Vice Ministro Leo e il Presidente Luciano Violante – abbiamo toccato anche il tema del rapporto tra dazi, Web Tax e la mancata adesione degli Stati Uniti al Pillar 2: argomenti complessi ma strettamente connessi, su cui ora invito Elisabetta a dirci qualcosa.
Grazie a tutti, resto a disposizione per eventuali domande o approfondimenti.






